{"id":932,"date":"2015-02-16T11:12:19","date_gmt":"2015-02-16T10:12:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.anzianienonsolo.it\/?p=932"},"modified":"2015-02-16T11:12:19","modified_gmt":"2015-02-16T10:12:19","slug":"perche-la-cura-non-e-un-affare-di-famiglia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.anzianienonsolo.it\/online\/perche-la-cura-non-e-un-affare-di-famiglia\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 la cura non \u00e8 un affare di famiglia"},"content":{"rendered":"<p>Familiari, vicini e amici si sono da sempre presi cura dei propri cari. Oggi l\u2019invecchiamento della popolazione, il prolungarsi delle aspettative di vita dei malati affetti da malattie croniche e degenerative grazie ai progressi della medicina, l\u2019abbreviarsi dei periodi di degenza in ospedale e una generale tendenza alla de-istituzionalizzazione effetto dei tagli alle spese sanitarie, hanno portato ad un aumento senza precedenti del numero di persone bisognose di cure domiciliari. Al tempo stesso, le trasformazioni della famiglia, conseguenza di pi\u00f9 frequenti separazioni, del numero sempre pi\u00f9 ristretto dei suoi membri, della diminuzione delle nascite, del ritardo nella decisione di mettere al mondo figli, dell\u2019ingresso delle donne nel mondo del lavoro e di una maggiore mobilit\u00e0 geografica, hanno indebolito la capacit\u00e0 della famiglia di trovare al proprio interno le necessarie risorse di cura. Questi cambiamenti demografici e sociali hanno acuito il problema della cura e spinto a prestare una nuova attenzione alla funzione sociale del lavoro di cura.<\/p>\n<div>\nLe pratiche della cura sono state a lungo nascoste e invisibili, relegate nel privato e considerate un dovere femminile. Per le teoriche femministe della\u00a0<em>care ethics<\/em>, due sono gli ostacoli principali che hanno impedito di riconoscere il valore sociale del lavoro di cura: l\u2019idea liberale del soggetto come autonomo e indipendente e la stigmatizzazione della dipendenza, sinonimo di scacco e di fallimento. Una adeguata considerazione delle relazioni di cura e dello spazio che occupano nella vita degli individui presuppone un nuovo orientamento del nostro modo di guardare alla vulnerabilit\u00e0 e alla dipendenza che consenta di vederle come condizioni universali e per questo degne di un progetto pubblico in cui siano contemplati il diritto di ricevere cura, ma anche quello di prestare cura. Da questo punto di vista, per le teoriche dell\u2019etica della cura \u00e8 fondamentale non separare la condizione del\u00a0<em>care receiver<\/em>\u00a0da quella di chi \u00e8 impegnato nel lavoro di cura e focalizzare, quindi, l\u2019attenzione non solo sui bisogni dei soggetti dipendenti, ma anche sui bisogni di quei soggetti per i quali gli americani hanno coniato il termine\u00a0<em>caregiver<\/em>\u00a0e gli inglesi\u00a0<em>carer<\/em>. Se il soggetto destinatario della cura soffre di una dipendenza che pu\u00f2 essere ricondotta alle sue condizioni fisiche e\/o mentali, la dipendenza di colui che presta cura \u00e8 una \u201cdipendenza derivata\u201d (Kittay 1998). Per il\u00a0<em>caregiver<\/em>\u00a0familiare prestare cura ad un anziano fragile non pi\u00f9 autonomo o a un disabile grave pu\u00f2 comportare non solo un alto rischio di povert\u00e0, di isolamento e di solitudine, ma, col tempo, anche di stress, depressione e un peggioramento generale delle condizioni di salute. Una societ\u00e0 attenta all\u2019autonomia relazionale dovrebbe farsi carico di quei rischi che fino ad oggi i\u00a0<em>caregiver<\/em>\u00a0informali hanno dovuto affrontare a proprie spese, spesso con la rinuncia ad avere una vita propria.<br \/>\nIn paesi come il nostro in cui il welfare nel settore del\u00a0<em>long-term care<\/em>\u00a0\u00e8 per lo pi\u00f9 assente, a farsi carico dei soggetti dipendenti \u00e8 la famiglia, e al suo interno la donna, oggi viepi\u00f9 coadiuvata o sostituita da immigrate. Negli ultimi anni, infatti, grazie al basso costo del lavoro di cura migrante offerto da un mercato per lo pi\u00f9 informale e irregolare e dal piccolo contributo economico assicurato dall\u2019assegno di accompagnamento, molte famiglie con persone dipendenti sono state in grado di assumere una \u201cbadante\u201d. Le migranti hanno sopperito all\u2019inerzia dello stato nelle politiche sociali e alle carenze del nostro sistema di assistenza, venendo a costituire un vero e proprio \u201cwelfare sommerso\u201d. L\u2019attuale\u00a0<em>care crisis<\/em>\u00a0appare, cos\u00ec, al centro di un groviglio di importanti problematiche etiche, politiche, giuridiche ed economiche: si intreccia con problemi di diseguaglianza di genere, di etnia e classe, di giustizia sociale e di diritti di cittadinanza. E\u2019 necessario studiare strategie per migliorare tanto la situazione del\u00a0<em>care-giver<\/em>\u00a0familiare non retribuito quanto quella dell\u2019assistente familiare remunerato, ruolo attualmente rivestito per lo pi\u00f9 da lavoratrici immigrate. La questione del miglioramento delle condizioni lavorative del\u00a0<em>care-giver<\/em>\u00a0non \u00e8 separabile da quella di trovare un\u2019adeguata risposta ai bisogni di chi riceve cura; si tratta di due facce della stessa medaglia.<br \/>\nLa situazione \u00e8 diversa negli altri paesi europei. In Germania nel 1995 \u00e8 stata introdotta un\u2019assicurazione obbligatoria per il\u00a0<em>long-term care\u00a0<\/em>che fissa i diritti \u00a0del\u00a0<em>care receiver<\/em>\u00a0sul piano giuridico<em>.<\/em>\u00a0In questo caso, l\u2019accesso dei\u00a0<em>carergivers\u00a0<\/em>a qualsiasi tipo di sostegno (che pu\u00f2 essere in denaro, in servizi o in una combinazione di entrambi) \u00e8 interamente dipendente dal diritto acquisito mediante l\u2019assicurazione dalla persona che riceve cura e da una valutazione medica relativa al livello di aiuto di cui risulta avere bisogno. Il sostegno monetario si pu\u00f2 richiedere e ottenere se il\u00a0<em>care receiver<\/em>\u00a0\u00e8 in grado di dimostrare che un parente o un amico pu\u00f2 assicurargli un adeguato livello di assistenza. In Danimarca solo di recente sono state introdotte misure per favorire e sostenere i<em>carers<\/em>\u00a0familiari, dal momento che il sistema di welfare danese, basato sul riconoscimento di diritti individuali, ha scelto di provvedere alle esigenze del\u00a0<em>long-term care<\/em>\u00a0mediante un alto livello di servizi sociali pubblici, assegnando un peso residuale alla cura da parte dei familiari. In Inghilterra, Galles e Scozia il movimento dei\u00a0<em>carers<\/em>\u00a0familiari, attraverso un\u2019efficace azione di lobbying, \u00e8 riuscito ad ottenere importanti riconoscimenti sul piano dei diritti, del proprio ruolo sociale e comunitario<br \/>\nNel Regno Unito i\u00a0<em>carers<\/em>\u00a0familiari hanno uno status giuridico dal 1995, anno in cui \u00e8 stato pubblicato il<em>Carers (recognition and services) act<\/em>. Solo una quarantina d\u2019anni prima\u00a0<em>&#8220;carer<\/em>&#8221; era un termine poco usato in inglese; l\u2019attenzione era, infatti, rivolta alla persona bisognosa di cure e non a coloro, principalmente familiari, che prestavano cure informali. Nel 1963 fu un gruppo di donne sole della classe media con anziani fragili non autonomi a carico a fondare il\u00a0<em>National council for the single woman and her dependants<\/em>, associazione che aprir\u00e0 le porte a donne sposate e uomini solo nel 1982, trasformandosi nel\u00a0<em>National council for carers and their elderly dependants<\/em>, diventata infine<em>Carers national association<\/em>\u00a0nel 1986. Il movimento dei\u00a0<em>carers<\/em>\u00a0familiari ha ottenuto un insieme di misure legislative che riconoscono il diritto di chi presta cura<em>\u00a0<\/em>ad essere informato sui servizi e il sostegno pubblico di cui pu\u00f2 usufruire, la possibilit\u00e0 di scegliere la misura in cui prestare cura e di essere preparato e formato, nel caso intenda farlo, ed, infine, il diritto di poter svolgere le attivit\u00e0 di cura senza esserne danneggiato dal punto di vista economico e lavorativo. Al fine di ridurre il forte rischio di esclusione sociale cui i\u00a0<em>carers<\/em>\u00a0familiari sono soggetti, le autorit\u00e0 locali devono offrire loro la possibilit\u00e0 di accedere ad attivit\u00e0 formative, sportive o di svago. Il\u00a0<em>carer<\/em>\u00a0deve essere, inoltre, sostenuto nel caso in cui decida di mantenere il proprio lavoro e, qualora l\u2019attivit\u00e0 di cura<em>\u00a0<\/em>risulti incompatibile con la vita lavorativa, deve essere aiutato a rientrare nel mondo del lavoro, nel momento in cui viene meno la sua funzione di cura.<br \/>\nNel sistema inglese, il\u00a0<em>carer<\/em>\u00a0\u00e8 una risorsa importante nel funzionamento del regime di welfare e una voce cui i servizi prestano ascolto per riceverne indicazioni e suggerimenti. Secondo Marian Barnes, come altri movimenti degli utenti, il movimento dei\u00a0<em>carers<\/em>\u00a0familiari non ha solo \u201cpromosso campagne volte a migliorare l\u2019organizzazione dei servizi sociali e l\u2019erogazione di prestazioni assistenziali, ma in modo ben pi\u00f9 essenziale ha cambiato il [\u2026] modo di intendere la vecchiaia, la disabilit\u00e0, la malattia mentale, nonch\u00e9 i concetti di fornire e ricevere assistenza\u201d (Barnes 2010, p. 165).<br \/>\nIn tempi recenti qualcosa si \u00e8 mosso anche in Italia sul fronte della societ\u00e0 civile: a Carpi il 21 maggio del 2011 si \u00e8 tenuta la prima giornata del\u00a0<em>caregiver<\/em>\u00a0familiare (Si veda il sito<a href=\"http:\/\/www.caregiverfamiliare.it\/\">http:\/\/www.caregiverfamiliare.it\/<\/a>), stimolata anche dalle iniziative nel frattempo intraprese a livello europeo che hanno portato alla promozione della carta europea del familiare che si prende cura di una persona non autosufficiente (v. il testo:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.cofaasclelia.it\/carta_europea_IT.pdf\">http:\/\/www.cofaasclelia.it\/carta_europea_IT.pdf<\/a>).<br \/>\nIl riconoscimento dei diritti del\u00a0<em>carer<\/em>\u00a0familiare \u00e8 una misura da incoraggiare insieme alla creazione di nuovi posti di lavoro nel settore della cura agli anziani, di una gamma diversificata di servizi domiciliari, incentivati da forti agevolazioni fiscali (e per inGenere\u00a0<a href=\"http:\/\/www.ingenere.it\/articoli\/curiamo-la-disoccupazione-con-i-lavori-di-cura\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">ne hanno scritto Bettio e Simonazzi<\/a>). Per sostenere entrambi questi progetti, tuttavia, \u00e8 necessario prima di tutto riconoscere nella cura non un \u201caffare di famiglia\u201d, ma una questione pubblica, strettamente connessa con temi quali la creazione di capitale sociale, l\u2019inclusione e la coesione sociale.<br \/>\n<strong>\u00a0<\/strong><br \/>\n<strong>Bibliografia essenziale<\/strong><br \/>\nBarnes Marian, 2010,<br \/>\n<em>Storie di caregiver<\/em>, Erikson, Trento.<br \/>\nClements Luke, 2011,<br \/>\n<em>Carers and their Rights. The Law Relating to Carers,\u00a0<\/em>Carers UK. The Voice of Carers 2011 (IV ed.):<a href=\"http:\/\/www.carersnet.org.uk\/acts\/luke.pdf\">http:\/\/www.carersnet.org.uk\/acts\/luke.pdf<\/a><br \/>\nKittay E., 1998,<br \/>\n<em>Love\u2019s Labor<\/em>, Routledge, New York.\n<\/div>\n<div id=\"comments\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La domanda di cure domiciliari per persone non autosufficienti aumenta mentre si vanno esaurendo le risorse della famiglia tradizionale per farvi fronte. I modelli inglese e tedesco dimostrano che se si fa del &#8220;caregiving&#8221; una questione pubblica, si affrontano anche altri aspetti connessi: creazione di capitale sociale, inclusione, coesione. L&#8217;analisi del magazine <a href=\"http:\/\/www.ingenere.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/www.ingenere.it<\/a><\/b><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":682,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[120],"tags":[],"class_list":["post-932","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-generale"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.anzianienonsolo.it\/online\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/932"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.anzianienonsolo.it\/online\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.anzianienonsolo.it\/online\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.anzianienonsolo.it\/online\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.anzianienonsolo.it\/online\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=932"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.anzianienonsolo.it\/online\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/932\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.anzianienonsolo.it\/online\/wp-json\/wp\/v2\/media\/682"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.anzianienonsolo.it\/online\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=932"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.anzianienonsolo.it\/online\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=932"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.anzianienonsolo.it\/online\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=932"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}