Molti giovani imparano a valutare le situazioni di rischio attraverso sottili segnali sociali e “sensazioni viscerali”. Per i giovani con autismo, questi segnali possono essere più difficili da interpretare, soprattutto quando la pressione è indiretta, presentata come uno scherzo o mescolata ad attenzioni e approvazione. La prevenzione deve quindi essere esplicita, pratica e basata sulle competenze, piuttosto che affidata a regole sociali non scritte.
Le recenti ricerche indicano che gli individui autistici subiscono tassi più elevati di vittimizzazione rispetto ai coetanei non autistici, inclusi bullismo e altre forme di danno (Trundle et al., 2022/2023). Non si tratta di dipingere i giovani con autismo come “indifesi”; ma si intende evidenziare la necessità di strumenti chiari e accessibili che supportino una maggiore autonomia e sicurezza nelle relazioni quotidiane.
I segnali d’allarme sono schemi ricorrenti, non “persone cattive”.
Un modo utile per comprendere i segnali d’allarme è concentrarsi sugli schemi che si ripetono e che riducono le possibilità di scelta e aumentano la pressione: la persistenza dopo un chiaro “no” o “non ora”, le richieste di segretezza, l’umiliazione o l’esclusione, il senso di colpa o le minacce, la logica del “mi devi qualcosa”, i tentativi di isolare una persona dalle sue fonti di supporto fidate. Concentrarsi sugli schemi è importante perché l’intento può essere ambiguo; un’escalation osservabile è spesso più facile da riconoscere che indovinare cosa qualcuno “intenda veramente”. Le revisioni sulla vittimizzazione da bullismo tra gli studenti autistici sottolineano come le dinamiche tra pari, il contesto scolastico e i fattori individuali possano combinarsi per aumentare il rischio, supportando approcci di prevenzione che rendano espliciti gli schemi di allarme (Wang, 2024).
Cosa aiuta: linguaggio concreto + opzioni testate
La prevenzione è più efficace quando i giovani hanno a disposizione opzioni semplici e ripetibili da utilizzare sotto stress: brevi frasi di rifiuto (ad esempio, “no”, “stop”, “non ora”), l’abitudine di “fare una pausa e verificare”, sapere dove trovare aiuto, esercitarsi a descrivere l’accaduto in termini chiari e concreti. Le evidenze suggeriscono inoltre che l’educazione sessuale e relazionale pensata per gli studenti autistici è ancora limitata e disomogenea, il che rafforza l’importanza di un insegnamento strutturato e sensibile all’autismo su limiti, consenso e sicurezza (Ragaglia et al., 2023; Motamed et al., 2025).
Perché VERA utilizza metodi teatrali
Imparare a conoscere la sicurezza non significa solo conoscere i fatti, ma anche esercitarsi a fare scelte e a comunicare in un contesto di supporto. L’approccio formativo di VERA combina l’apprendimento strutturato con metodi partecipativi ed esperienziali, tra cui il Teatro dell’Oppresso e il Teatro Forum, per aiutare i partecipanti a esplorare scenari, identificare i punti critici e sperimentare alternative più sicure in modo concreto e memorabile. La ricerca sulle tecniche teatrali negli interventi per l’autismo e sulla partecipazione al teatro in generale suggerisce potenziali benefici per gli esiti socio-emotivi e comunicativi (Martí-Vilar et al., 2023).
Un messaggio condiviso: un’autonomia più sicura è possibile.
La sensibilizzazione non si basa sulla paura. Si tratta di rafforzare i giovani con autismo affinché riconoscano i rischi precocemente, comunichino i propri limiti in modo più chiaro e accedano al supporto senza vergogna. Quando famiglie, professionisti e coetanei condividono un linguaggio comune riguardo ai segnali di allarme, al consenso e alla ricerca di aiuto, la prevenzione diventa più realistica e più sostenibile.